Motivazione e filosofie orientali

 

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di Francesco Citino

 

LA MOTIVAZIONE

La motivazione è l’ambito formativo che più di tutti, negli ultimi tempi, ha subito un processo di banalizzazione. Spesso vediamo la motivazione, erroneamente identificata con la performace e\o con l’ottimizzazione dei processi produttivi, ma in questo modo si pone attenzione al risultato e si ignora la cosa più importante, ossia il processo, il risveglio di quella volontà chiamata a concretizzare i suddetti risultati.

Inutile dire che in questo modo si produce la stessa alienazione da catena di montaggio, o per usare una formula del post-strutturalismo “non si fugge alla macchina!” (1).

Un percorso motivazionale non può prescindere dalla ricerca del senso, del significato del proprio vissuto esistenziale, della propria unicità e del fine che si è scelto (télos). È solo comprendendo quel fine si diventa in grado di direzionare le proprie forze.

In questo modo si delinea una vera e propria filosofia dell’azione, un percorso di crescita e di conoscenza che investe il soggetto integralmente, dalla sua interiorità all’analisi della sua attualità.

ANALISI PSICOLOGICA DELLA VOLONTÀ NEL TANTRISMO

Nello Shivaismo tantrico kashmiro considera la volontà come ciò che precede ogni atto e ogni pensiero, proprio per questa sua natura essa sfugge alla descrizione verbale.

Secondo la concezione di Abhinavagupta (il più importante esponente di questa corrente tradizionale), la volontà è quella forza che preleva dal piano della coscienza le forme che diventeranno poi concrete (esattamente come nella filosofia di Platone), siano esse parole, azioni o oggetti.

Nello stesso modo con cui il vasaio riesce a modellare un vaso partendo da una sua rappresentazione interiore.

R. Gnoli, introducendo Abhinavagupta e la sua tradizione tantrica, specifica che la volontà si presenta in due modi distinti, di cui solo si attiene alla definizione che abbiamo noi di volontà come forza cosciente che si dirige verso un obiettivo. L’altro tipo di volontà è descritto come una increspatura nella coscienza, ed è identificabile con gli stati emotivi inconsci, improvvisi e incontrollabili….

RIFLESSIONE ALLA LUCE DELLA PSICOLOGIA YOGICA

… si tratterebbe, quindi, di situazioni in cui tali increspature della coscienza attiverebbero i centri inconsci della psiche.

libretto

Il comportamento dell’uomo risulta, quindi, sempre più meccanico in corrispondenza dei centri psichici “inferiori” (nei quali abbiamo una vita per lo più inconscia), e sempre più libero, salendo sui centri superiori, in cui il determinismo della natura è meno pressante (per approfondire il discorso fra determinismo e libero arbitrio nella vita psichica dell’uomo rimando a Satprem “l’avventura della coscienza”). Solo in questa seconda situazione si esprimerebbe la volontà di cui parla Abhinavagupta.

Inoltre quando la volontà (2) attraversa gli strumenti conoscitivi viene distorta da questi (3), producendo dei surrogati quali il desiderio, le pulsioni, l’ambizione, ecc; è questo il motivo per cui è necessario dirigere la volontà, come insegnava Sri Aurobindo, al vertice della coscienza, in modo da manifestarla come aspirazione (4). In questo modo si compie quella ricerca del fine e del proprio significato esistenziale, che ogni individuo, al di la delle credenze personali, dovrebbe fare.

ELEMENTI DAL NYAYA E DAL VEDANTA

Nella nostra quotidianità, oltre a tenere a mente l’obiettivo a cui aspiriamo, è fondamentale badare anche a ciò che avviene in quei centri inferiori di cui si è fatto menzione prima. Proprio perché nonostante si risvegli la consapevolezza degli stati più alti della nostra coscienza, non si smette di “abitarne” gli stati inferiori, che continuano con il loro irrefrenabile, quanto inconscio lavorio.

Ed è per questo che alcuni frammenti della filosofia Nyana e del Vedanta consigliano di prestare attenzione ai nostri desideri.

Citando Sri Sathya Sai Baba:

<<[…] dice un assioma del Nyayasastra: “Come uno sa, così desidera, come uno desidera così agisce” i Sutra del Vedanta dicono la stessa cosa: “Ciò su cui si ferma l’attrazione è la cosa che si desidera; ciò su cui il desiderio si ferma è la cosa per la quale gli atti sono fatti; ciò per cui gli atti sono fatti è ciò che noi diventiamo”. La natura manifesta dell’individuo è scolpita dal desiderio.

Egli (l’individuo) struttura se stesso secondo le sue speranze, le sue aspirazioni, acquisizione e sforzi; persino la sua vita futura è da lui forgiata con le sue decisioni e le sue azioni. La forza che la sua “ragione” esercita su di lui e dirige la sua volontà in campi specifici è conosciuta come Prakrithi o Natura (5)>>

CONCLUSIONI:

Secondo quanto si è visto dai seguenti Darśana (6), si possono isolare alcuni spunti per un percorso motivazionale:

a. la connessione riscontrata dai tantrici fra volontà e coscienza: esprimendo la volontà, ossia agendo impariamo, facciamo esperienza e soprattutto conosciamo meglio noi stessi e il nostro psichismo.

Tale insegnamento trova riscontro con l’intuizione maturata dai neuro-biologi cileni, H. Maturana e F. Valera, i quali riconoscono una identità tra conoscienza e azione, coscienza e vità (7).

b. dirigere la coscienza, al vertice della propria consapevolezza (quale che essa sia: precetti morali, principi etici, ideali, intuizioni trascendentali ecc…), in particolar modo prima di agire, in modo da produrre azioni armoniche, sostenibili, in linea con il proprio benessere e quello degli altri.

c. riflettere sul fine della propria esistenza, agire in base a tale fine: in oriente si parla di Dharma, di retta azione, un principio guida l’azione, ben oltre i precetti della vita sociale, ma attingendo alla consapevolezza del proprio “compito”, e del senso della propria esistenza e del senso di ciò che è reale.

d. controllare i propri desideri: i desideri, anche i più meccanici ci trasformano, ci avvicinano all’oggetto desiderato; per cui sarebbe bene sublimare il nostro desiderio, ed anelare a ciò che ci offre una felicità reale, e non la scialba e passeggierà soddisfazione data dagli oggetti e dai sensi.

RIFERIMENTI

Abhinavagupta, L’essenza dei Tantra, Rizzoli

Sai Baba, La Via della Verità, Ed. Milesi

Sri Aurobindo, Guida allo Yoga, ed. Mediterranee

Satprem, Sri Aurobindo: l’avventura della coscienza, ed. Mediterranee

H. Maturana, F. Varela, L’albero della conoscenza, Garzanti

NOTE

1 https://www.youtube.com/watch?v=zKQeRgCmeh8
2 O la coscienza, che in Abhivanagupta sono sovrapponibili, in quanto momenti originari, che precedono il pensiero in tutte le sue forme.
3 È uno dei capisaldi della filosofia Yoga, il fatto che gli strumenti conoscitivi producono una conoscenza distorta, quando non sono integrati al nucleo del Sé profondo, che la tradizione chiama Atma.
4 Cito dei tratti da “Guida allo Yoga” in cui Sri Aurobindo, risponde a delle domande riguardanti l’aspirazione “D: cosa si deve intendere per aspirazione spirituale? R: l’aspirazione verso le cose dello spirito, verso l’esperienza e la realizzazione spirituali, verso il Divino”; “D: Volontà e aspirazione sono la stessa cosa? R: Certamente no. L’aspirazione è un’invocazione al divino – la volontà è una pressione di una forza cosciente sulla Natura”
5 Sai Baba, La Via della Verità, Ed. Milesi
6 https://it.wikipedia.org/wiki/Dar%C5%9Bana
7 H. Maturana, F. Varela, L’albero della conoscenza, Garzanti

 

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