Terapie e Pratiche immaginative

di Francesco Citino

Introduzione

Parlando dei Veda (gli antichi testi sacri dell’India) Sri Aurobindo spiegava come i Rishi (Veggenti) a cui si deve la formulazione di questi inni, accedevano ad un particolare tipo di creatività immaginativa, tramite cui è stato possibile sfruttare la “potenza della parola, della sua misteriosa capacità di rivelazione e di creazione”. Fu con questa facoltà che gli oggetti della quotidianità (il fuoco, la vacca, il sole, ecc..) furono rivestiti di immagini e simboli, in modo che una sottile consonanza potesse comunicare i significati delle più alte esperienze spirituali che i Rishi volevano comunicare.

Secoli dopo l’umanità si è stigmatizzata in ben altri utilizzi della coscienza, approfondendo ed utilizzando le facoltà logico razionali.

Le facoltà immaginative, di tanto in tanto riscoperte, in ambito terapeutico, formativo e conoscitivo (vedi le simulazioni mentali), portano a rivivere una parte atrofizzata di noi stessi; come dei dimenticati meccanismi ne riscopriamo parte delle funzioni e ne assaporiamo l’immenso valore.

Una delle prime volte che mi soffermai sul tema fu leggendo “Reverie ed Interpretazione” di Thomas Ogden, in cui si riscattavano i processi immaginativi e le fantasticherie del terapeuta durante la seduta analitica. Queste possedevano un loro contenuto informativo, rispetto al legame che si formava fra terapeuta e paziente.

Certo in Ogden siamo ben lungi da una elaborazione sistematica sempre che in questo argomento si possa parlare di sistematicità.

Sistema vs Creatività

Il riferimento ai Rishi vedici riguardava la loro capacità immaginativa perfettamente svincolata dai limiti del mentale razionale. La loro facoltà diventava creativa, mitopoietica, in grado di creare corrispondenze simboliche.

Ma la nostra mente è stata educata solo al pensiero strumentale, appiattita sul principio dell’utilità, della logica “stimolo-risposta”; è quindi incapace di librarsi in un pensiero contemplativo, all’intuizione, all’atto creativo.

Quindi per permettere all’immaginazione di affiorare, si procede sistematicamente, attraverso precise metodologie atte a liberare il processo creativo interno e a sfruttarlo in diverse situazioni.

Vediamo qualche applicazione:

Le immagini mentali in Medicina

Sin dall’antichità era diffusa la credenza che le immagini mentali potessero produrre cambiamenti della struttura corporea. Ciò influenzò i medici greci, come ad esempio le figure di Ippocrate e Galeno.

Con la scienza moderna, invece si è potuto sperimentare in ambito medico l’interconnessione bidirezionale dei sistemi nervoso, endocrino e immunitario fino a far parlare di psicoimmunologia nel caso dello psichiatra George Solomon, o della psiconeuroimmunologia di Robert Ader. In questi ambiti di ricerca si è data molta importanza alle immagini mentali, come strumenti generativi e supporti per la guarigione. Oggi tali studi sono più famosi come psicobiologia ed psicoendocrinologia.

Psicoterapia e immagini

Studi clinici e sperimentali hanno dimostrato l’efficacia dei processi immaginativi, per la cura di disturbi di natura psicologia e psicosomatica.

  • Janet, utilizzò l’immaginazione nella sua terapia psichiatrica, sostituendo l’immagine con un altra nel processo ideativo dei suoi pazienti affetti da isteria.

  • Jung mise a punto il metodo della immaginazione attiva, proprio per utilizzare le immagini mentali, che, secondo lui, derivavano dalle strutture mitiche della psiche.

  • Binet mise appunto un intervento terapeutico in cui chiedeva a i suoi pazienti di conversare con le immagini visive provocate in un particolare stato, da lui definito introspezione guidata.

  • Happich sviluppò il metodo di Binet, ma stimolando l’emergere delle immagini mentali con il rilassamento muscolare, la concentrazione sul respiro e la meditazione

  • Caslant faceva salire o scendere, i suoi pazienti, lungo lo spazio delle immagini; questi training, abituavano i soggetti a generare delle immagini che stimolassero la crescita quotidiana, in alcuni casi veri e propri fenomeni extrasensoriali.

  • Desoille ha dato vita alla tecnica del sogno ad occhi aperti, successivamente sviluppato da Virel e Fretigny sotto il nome di drammatizzazione dei sogni.

Visualizzazioni e abilità cognitive

Le pratiche immaginative, sono utilizzate da molto più tempo di quanto si crede, per accrescere le abilità cognitive, per evolvere la sfera mentale. Se si pensa alle mnemotecniche dell’antica Grecia in cui le parole immagazzinate con un doppio registro, verbale e visivo sono meglio memorizzabili.

Attualmente si tende a spiegare come queste tecniche, risultano efficaci in quanto l’attivazione spazio-motoria contribuisce a i processi di memoria. Partendo da tale assunto si sono sviluppati diversi training per lo sviluppo di capacità visio-spaziali, di calcolo mentale, di pianificazione comportamentale, di capacità motorie, di analisi, ecc….

Immagini mentali e sviluppo potenziale umano

Le immagini non solo sviluppano la sfera cognitiva, ma diventano ponte fra questa e l’emozione o ancora fra i processi mentali superiori e il corpo. Attraverso simulazioni di situazioni difficili, è possibile operare una manipolazione delle emozioni, creare memorie di vissuti positivi, sondare le nostre risorse, e quant’altro ci permetta di affrontare più agevolmente tali situazioni problematiche. In questo campo, inoltre, che nasce un forte legame fra le immagini mentali (con le relative utilizzazioni) e gli stati di coscienza. Con l’alterarsi (verso il profondo) dello stato di coscienza le immagini divengono via via più precise, più informative e operano più facilmente il cambiamento voluto. A tal proposito l’ipnosi è ricca di esempi.

Immagini mentali e la PNL

La disciplina che ha scomposto e analizzato la struttura dell’esperienza soggettiva (in particolar modo dei filtri di percezione), ha individuato i parametri di manipolazione delle immagini mentali (submodalità) tramite cui operare cambiamenti dei vissuti, ricostruire memorie e adattare strutture di apprendimento efficace, in esperienze confuse o incomplete. L’utilizzo di questi schemi oltre a ridefinire la cosi detta “mappa”, ci permette si apprendere un nuovo modo di fare esperienza.

Nelle scienze cognitive

Nuova luce sulle immagini della mente, come processo cognitivo indispensabili, viene data dall’orientamento pittorialista (nel suddetto tema) nelle scienze cognitive; in particolare Kosslyn afferma che le immagini mentali non sono solo figure nella testa, ma sono rappresentazioni mentali che ci permettono di “vedere” qualcosa anche in assenza di stimoli visivi. Tale fenomeno comporta sia una rappresentazione che una esperienza cosciente della rappresentazione stessa. Quindi la particolarità di questo stato interno è data da questo doppio livello; uno stato interno sicuramente unico, atto alla pianificazione, al calcolo, alla manipolazione, in altre parole un qualcosa di simile ma nello stesso tempo diverso ad ogni calcolatore.

 

 

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