La comunicazione ipnotica della televisione

di Francesco Citino

Ricalco e guida – il Frame

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La televisione e i media in genere sono strutturati su alcuni “modi comunicativi” che interessano sia piccole dinamiche (il parlato) che dinamiche decisamente più grandi (formazione di valori, di stereotipi, ecc). Uno di questi modi è molto utilizzato nei procedimenti ipnotici, dove è strutturato in due fasi, chiamate ricalco e guida.

Attraverso questa procedura, nella fase del ricalco, ci si “avvicina” al soggetto descrivendogli l’esperienza del momento, ciò che prova, ciò che percepisce, lo stato in cui si trova. Questo strano modo di comunicare fa in modo che egli percepisca:

1) l’interlocutore come una persona capace di capire-mostrare attenzione-intuire ciò che sta vivendo,

2) come una persona in grado di entrare in empatia con lui;

3) e le cose che vengono dette come dotate di una certa coerenza.

Questi più altri elementi, a volte meno analizzabili, concorrono a creare il fenomeno del rapport, ovvero quel legame di fiducia fra operatore e soggetto che permette il proseguo del procedimento.

Successivamente al ricalco vi è la guida: in questa fase la mente critica, con le sue verifiche e obiezioni è in qualche modo messa sullo sfondo e la mente del soggetto decide di lasciarsi trasportare dalle suggestioni dell’ipnotista.

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Un po’ come vedere un film e commuoversi od emozionarsi, nonostante una parte di noi sa che è solo un film.

Questo schema è sovrapponibile a quanto avviene in televisione in cui la fase di ricalco è identificata per lo più dal rispecchiamento delle credenze del soggetto e la guida, con l’immettere nuove informazioni, o comunque portare l’argomentazione in una direzione prestabilita.

Colui che guarda la televisione si aggancia al flusso televisivo tramite il riconoscimento di qualcosa che conosce, anche se solo in minima parte. Non si tratta di capire l’argomento, ma di avere nella propria sfera mentale almeno qualche elemento che operi tale riconoscimento. Lo sguardo passivo dello spettatore non ha nulla a che fare con l’atteggiamento della scoperta.

Quindi la televisione avrà un atteggiamento di diffidenza verso il nuovo o lo sconosciuto, e tenderà a riproporre contenuti, argomenti e forme espressive già affrontati in precedenza e nei rari casi in cui affronta informazioni diverse tenderà a collocarle in una cornice di riferimento (frame) prestabilita, la quale condizionerà i significati successivi.

Questo serve per associare qualcosa di conosciuto a dei significati che devono direzionare l’argomentazione.

Gli spettacoli che mescolano intrattenimento e informazione, quei salottini in cui traspare una coloritura politica, dalle battute del conduttore o dell’ospite, sono a mio avviso di una pericolosità ben maggiore delle tribune elettorali, dove è palese l’intento di propaganda. Mentre in un contesto dove la battutina o l’osservazione a scopo politico è inaspettata, qui si coglie lo spettatore già “ricalcato” e più propenso alla guida di messaggi apparentemente innocui che in realtà veicolano giudizi ed idee.

La narrazione

Un altro modo comunicativo è il ricapitolare ritmicamente quanto precedentemente detto, questo serve sia per quanti hanno appena cambiato canale, sia per venire incontro alle ormai bassissime capacità di concentrazione del telespettatore medio, ma anche perché ciò che p sembrare un canovaccio molto frammentato e che non procede, in realtà è molto narrativo, proprio perché attraverso la ripetizione permette di consolidare delle conoscenze e su quelle procedere con la fase di guida introducendone altre di nuove.

Un altro esempio di cura della narrazione si ha nelle trasmissioni scientifiche edi approfondimento chefanno uso e abuso di analogie, non lasciando al telespettatore lo sforzo del riflettere ma infittendo (e nello stesso tempo semplificando) ciò che viene detto, in modo tale da guidarlo nella narrazione.

Lo stereotipo femminile

Ma la cosa più sconvolgente di questi strategie, talmente generali da poter essere visti ovunque è il fatto che avvengono in macro segmenti comunicativi: ciò significa che sono grado, sul lungo termine, di poter condizionare i nostri valori:

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per cogliere a pieno l’efficacia del suddetto schema se ne devono analizzare gli effetti al lungo termine, ad esempio la figura della donna: se gli albori della televisione hanno visto una figura femminile ben inquadrata nello stereotipo della casalinga e donna di famiglia, successivamente si è invertita la tendenza e la si è identificata come la macchina da sesso, sensuale e provocante. Il passaggio è stato graduale seguendo una fase di riconoscimento, in cui la donna si identificava con il modello vigente, che pian piano si è ridisegnato per scopi diversi: se prima ci si rivolgeva e si utilizzava la figura della casalinga per pubblicizzare i prodotti poi viene ridisegnato lo stereotipo femminile in modo di poterlo associare a qualsiasi prodotto da vendere (sia per uomini che per donne) e a qualsiasi trasmissione, e proponendolo anche alle donne come modello da imitare.

In conclusione

La televisione si serve di tali strategie comunicative, in modo da creare nello spettatore, uno stato molto simile a quello ipnotico, in cui la mente critica è messa da parte, e lo spettatore è reso passivo e disponibile a quanto gli viene detto. i messaggi anche se apparentemente blandi, hanno un enorme potere (de)formativo; ciò sia ad opera del modo “ipnotico” con cui vengono date e sia attraverso il Frame in cui si collocano.

La televisione non fa altro che appoggiarsi ad un modello già esistente, per poi ridisegnarlo per i propri scopi. E noi telespettatori, nel momento in cui abbiamo fatto entrare in noi l’informazione di ruoli o stereotipi o valori ne accettiamo acriticamente ogni imposizione e distorsione. È questo che fa della televisione uno degli elettrodomestici più pericolosi nelle nostre case: l’inoculare in modo sommesso e graduale i valori e i ruoli che fanno comodo ai suoi scopi, distorcendo e modificando la nostra vita. 

Approfondimento

Interessantissima intervista a Marcello Foa in cui spiega nello specifico alcune delle tecniche trattate, contestualizzandole ad accadimenti storici ed analisi dell’attualità

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