Bhagavad Gita canto 2 ver. 10-27

10 O discendente di Bharata, in quel momento Krishna, tra i due eserciti, Si rivolge sorridendo all’infelice Arjuna.
11 Dio, la Persona Suprema, disse: Sebbene tu dica sagge parole, ti affliggi per ciò che non è degno di afflizione. I saggi non si lamentano né per i vivi né per i morti.
12 Mai ci fu un tempo in cui non esistevamo, Io tu e tutti questi re, e in futuro mai nessuno di noi cesserà di esistere.
13 Come l’anima incarnata passa, in questo corpo, dall’infanzia alla giovinezza e poi alla vecchiaia, così l’anima passa in un altro corpo all’istante della morte. La persona saggia non è turbata da questo cambiamento.
14 O figlio di Kunti, la comparsa non permanente della gioia e del dolore, e la loro scomparsa nel corso de tempo, sono simili all’alternarsi dell’inverno e dell’estate. Gioia e dolore sono dovuti alla percezione dei sensi, o discendente di Bharata, e si deve imparare a tollerarli senza esserne disturbati.
15 O migliore tra gli uomini [Arjuna], la persona che non è turbata né dalla gioia né dal dolore, ma rimane salda in ogni circostanza, è certamente degna della liberazione.
16 Coloro che vedono la verità hanno concluso che non vi è durata in ciò che non esiste [il corpo materiale] e non vi è cambiamento in ciò che è eterno [l’anima]. Studiando la natura di entrambi, essi sono giunti a questa conclusione.
17 Sappi che non può essere distrutto ciò che pervade il corpo. Nessuno può distruggere l’anima eterna.
18 Il corpo materiale dell’indistruttibile, incommensurabile ed eterno essere vivente è certamente destinato alla distruzione, perciò combatti, o discendente di Bharata.
19 Non è situato nella conoscenza colui che crede che l’anima possa uccidere o essere uccisa; l’anima infatti non uccide né muore.
20 Per l’anima non vi è nascita né morte. La sua esistenza non ha avuto inizio nel passato, non ha inizio nel presente e non avrà inizio nel futuro. Essa è non nata, eterna, sempre esistente e primordiale. Non muore quando il corpo muore.
21 O Partha, se una persona sa che l’anima è indistruttibile, eterna, non nata e immutabile, come può uccidere o far uccidere?
22 Come una persona indossa abiti nuovi e lascia quelli usati, così l’anima si riveste di nuovi corpi materiali, abbandonando quelli vecchi e inutili.
23 Mai un’arma può tagliare a pezzi l’anima né il fuoco può bruciarla; l’acqua non può bagnarla né il vento inaridirla.
24 L’anima individuale è indivisibile e insolubile; non può essere seccata né bruciata. È immortale, onnipresente, inalterabile, inamovibile ed eternamente la stessa.
25 È detto che l’anima è invisibile, inconcepibile e immutabile. Sapendo ciò non dovresti lamentarti per il corpo.
26 E anche se tu credi che l’anima [ossia i sintomi della vita] nasca e muoia infinite volte, non hai nessuna ragione di lamentarti, o Arjuna dalle braccia potenti.
27 La morte è certa per chi nasce e la nascita è certa per chi muore. Poiché devi compiere il tuo dovere, non dovresti lamentarti così.

Come dice Sri Aurobindo da qui gli insegnamenti di Krishna viaggiano su una doppia linea: il codice etico e comportamentale del lignaggio di appartenenza di Arjuna, degli Kshatriya, e la profonda conoscenza intima che il Beato aveva nei confronti di Arjuna. Nel doppio binario, della congiunzione del nostro dovere interiore, con quello esteriore, si manifesta il Dharma.

“Krishna allora disse ad Arjuna: <<la malattia della debolezza mentale è entrata in te, Io so come curarla e lo farò! L’ignoranza è responsabile del tuo attaccamento>>. incominciò quindi ad istruirlo sul Samkhya Yoga, che significa distinguere fra Atma ed anatma (l’eterno e il transuente). Una persona che soffre dell’ignoranza come potrebbe capire l’Atma e l’anatma? […] Krishna diede ad Arjuna una forte dose di coraggio per salvarlo dal dolore e dell’abbattimento e gli spiegò l’Atma e l’antma: <<Arjuna! Se hai paura non potrai combinare niente! Sii coraggioso e non avere nessun tipo di paura! Sii impavido! È solo a queste condizioni che potrai ottenere qualcosa>>. Anche a quel tempo Krishna sorrideva e Arjuna piangeva! Colui che è sempre sorridente è Narayana (Dio) e colui che sta sempre piangendo è Arjuna (l’uomo). Una persona che piange è ignorante. La differenza fra la saggezza e l’ignoranza la potete osservare ovunque, tutti i giorni. Krishna è l’Atma, Arjuna è l’anatma. Krishna disse: <<vorrei spiegarti cose che hanno relazione con te e con Me. Tu doversti divenire Me ed io divenire te. Ma se io divenissi te anch’io diventerei debole mentalmente. È impossibile che un tale tipo di mente possa entrare in Me. D’altra parte tu vuoi diventare Me ed allora Mi devi seguire>>….”

S.S.Sai Baba tratto dal “La Filosofia dell’Azione”

Le ultime parole di Swami, indicano un doppio livello su cui si compie l’evoluzione. Un livello globale, divino se vogliamo, in cui lo spirito deve scende nella materia, in cui Krishna deve dinvenire l’uomo; ed un livello umano in cui tocca all’uomo purificare la materia, la mente (che ricordiamo essere parte della Prakriti (meteria) nella filosofia Samkhya) per far si che il divino scenda in essa. Ed è così che Baba unisce questi due “darshana”, il Samkhya e lo Yoga, come la consapevolezza dell’Anima e lo sforzo di realizzarla.

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