Bhagavad Gita canto 2 ver. 1-9

1 Il contenuto della Bhagavad-gita Sanjaya disse: Vedendo Arjuna pieno di compassione e molto triste, con le lacrime agli occhi, Madhusudana – Krsna – Si rivolge a lui.
2 Dio, la Persona Suprema, disse: Mio caro Arjuna, da dove viene questa mancanza di purezza? Non è affatto degna di un uomo che conosce il valore della vita. Non ti porterà ai pianeti superiori ma all’infamia.
3 O figlio di Pritha, non cedere a questa umiliante impotenza. Non ti si addice. Abbandona questa meschina debolezza di cuore, o vincitore del nemico, e alzati.
4 Arjuna disse: O uccisore dei nemici, o uccisore di Madhu, come potrei nel corso della battaglia respingere con le mie frecce uomini come Bhisma e Drona degni della mia venerazione?
5 Meglio vivere in questo mondo mendicando piuttosto che vivere al prezzo della vita di grandi anime, quali i miei maestri. Sebbene avidi di guadagni materiali, essi sono pur sempre i nostri superiori. Se li uccidiamo, tutto ciò di cui potremo godere sarà macchiato di sangue.
6 Non so se sia meglio vincerli o esserne vinti. Se uccidessimo i figli di Dhritarastra, non avremmo più alcun desiderio di vivere; eppure essi sono qui, schierati di fronte a noi sul campo di battaglia.
7 Ora sono confuso sul mio dovere e ho perso la calma a causa di una debolezza meschina. In questa condizione Ti chiedo di dirmi chiaramente ciò che è meglio per me. Ora sono Tuo discepolo e un’anima sottomessa a Te. Istruisci, Ti prego.
8 Non vedo il modo di allontanare il dolore che inaridisce i miei sensi. Non riuscirò a eliminarlo nemmeno se sulla Terra ottenessi un regno prospero e senza uguali e una sovranità simile a quella dei deva sui pianeti celesti.
9 Sanjaya disse: Avendo così parlato, Arjuna, il vincitore dei nemici, dice a Krishna: “Govinda, Non combatterò”, e rimane in silenzio.

“<<Samkhya>> vuol dire Saggezza. Krishna, che conosceva le debolezze e il timore di Arjuna, lo ammonì: <<Arjuna! qual’è la ragione del tuo timore e della tua sofferenza? Sono le impurezze della tua mente le responsabili del tuo stato>>. Krishna usò anche un’altra parola: <<Krupania>> che vuol dire persona meschina o uomo miserabile. Ma questi attributi non fanno giustizia della personalità di Arjuna. […] era solo una persona ingnorante e a causa di questa ignoranza, soffriva di <<mohan>> che vuol dire attaccamento. La vita può essere paragonata ad un flusso nel quale gli esseri vengono insieme e poi si separano; essa è piena di associazioni e separazioni. Anche la battaglia del Kurukshethra ne è un esempio. Il dolore viene a causa della separazione. <<Sandhya>> vuol dire un momento di transizione fra due stati. Per esempio l’alba e il crepuscolo sono sandhya e questo periodo esiste in natura come nei sentimenti. In questo particolare momento del sandhya l’uomo gioisce o soffre. Ma per l’uomo che desidera la gioia permanente il sentiero è la saggezza più profonda che permette di evitare questi periodi di stransizione”

S.S.Sai Baba, La filosofia dell’azione

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